June 2011
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“La Sardegna da quando domineddio l’ha scagliata al centro del mare è stata sempre granaio, miniera e serbatoio di carne da combattimento, di botoli feroci, per l’Italia da farsi.”
—Marcello Fois
“Quando sento nominare la parola religione oggi non posso che pensare alla pedofilia. Togliere il sesso dalla religione è insano. Com’è possibile che una religione vada contro la sopravvivenza della specie negando ai sacerdoti la possibilità di generare? Come posso pensare a un Papa senza una Papessa? E a una religione che ha bruciato milioni di streghe? Si parla di Dio ma la Dea Madre dov’è? Io ho una coscienza cosmica, una coscienza divina. Io sono un mistico e non un religioso”
—Alejandro JODOROWSKY
“la mia unità è accettare la mia molteplicità interiore”
—Alejandro JODOROWSKY
“pensa sublime e ama se stesso”
—Alejandro JODOROWSKY
“Dormivo pochissimo, interamente vestito e sempre armato. Non tolsi mai le scarpe in trent’anni, salvo ogni quindici giorni. Dormivo in un macchione o nelle spelonche, in inverno negli ovili, ma sempre vicino alla porta, il fucile sulle ginocchia e tre pensieri nella mente, comuni a tutti i banditi del mondo: vendicarsi dei nemici, liberarsi dai traditori e dalle spie, difendersi dalla forza pubblica.”
—giovanni tolu
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“Facciamo il mestiere delle parole. Ma non il mestiere delle parole brutto (quello, per intenderci, di chi vi racconta palle per mangiare la vostra minestra oltre alla sua). Il mestiere delle parole bello - quello che vi fa aprire gli occhi e sognare, invece di chiuderli e avere incubi.”
—Luca Volpino
“[…] mi sento fortunata di far parte del mio mondo in un modo che mi prende dal di fuori, celebrando ogni giorno ed ogni gesto come chi non lo possiede. E mi accorgo che non ho un SENSO DI APPARTENENZA, ora (con i sistemi astratti) come prima (con le semplici congetture umane): come una strana ruota del carro nella gerarchia della famiglia; come una straniera a casa propria ma di facile inserimento in un nuovo contesto globale; sentendomi fortunata come dal di fuori e celebrando ogni gesto come chi non lo conosce; dal di fuori, come un narratore onnisciente consapevole delle proprie e delle altrui fortune e sfortune. Venendo da madre sarda e da padre napoletano (senza potermi sentire del tutto sarda o del tutto napoletana), essendo nata in un posto ed essendo vissuta sempre in un altro (senza poter sviluppare quel senso di appartenenza né per l’uno né per l’altro), essendomi infine trasferita a Firenze per lo studio, è inevitabile per me sentirmi CITTADINA DEL MONDO, disancorata e quindi affascinata da tradizioni e costumi. Mi sento dentro dal di fuori, nonostante dal di fuori io appaia dentro come tutti […]”
—creativity and communication: Una parola e una vertigine